Capricci a tavola: da dove vengono e come gestirli

Il cibo non è soltanto il carburante del nostro corpo, ma da sempre assume e riassume un intero universo di significati sociali, relazionali, emotivi e affettivi: dalla pancia della mamma fino alla terza età. Ecco perché i comportamenti durante i pasti possono diventare un utile campanello di allarme per riuscire a capire – e interpretare – problemi di natura diversa.

 

Lo svezzamento e la separazione dalla mamma.
Quando il bambino inizia lo svezzamento, quindi passa dall’assunzione del latte a quella di cibi solidi, percepisce un’accelerazione nel percorso di allontanamento dalla mamma, ma al tempo stesso ha ben chiaro che cibo e mamma sono collegati: l’appetito di un bambino non è solo fame, ma anche e sempre bisogno, soprattutto di affetto.
 

La relazione tra bambino e cibo non avviene soltanto attraverso il gusto: il bambino infatti sperimenta il cibo, che passa dal tatto e dall’olfatto. Il cibo è un gioco – come quasi tutto in questa fase, dove esplorazione, apprendimento e gioco sono un tutt’uno. Ecco allora che la sperimentazione diventa autonomia, distacco, ma anche atteggiamento ambivalente, che passa dall’indifferenza alla curiosità, dal rifiuto all’apprezzamento. Allo stesso modo in cui si relaziona con tutto ciò che lo circonda, genitori compresi.

I capricci a tavola non sono mai fini a se stessi.
I caprici a tavola non sono altro che un’esperienza per il nostro bambino – ma anche per noi e per la nostra pazienza. Se con questo termine indichiamo di norma un’opposizione del bambino al cibo, un rifiuto, spesso la situazione non deriva dall’oggetto della contesa: un capriccio è infatti prima di tutto un bisogno insoddisfatto, una frustrazione che il bambino non riesce a gestire, anche se si manifesta, all’apparenza, coinvolgendo altri oggetti. I capricci quindi non sono altro che messaggi del nostro piccolino, manifestazioni di disagio, richieste di aiuto e di attenzione. Non sono mai fini a se stessi, insomma.
Che cosa ci vuole comunicare nostro figlio quando fa i capricci?
  • Ho bisogno di più autonomia.
  • Ho bisogno di attenzione per quello che sento e che vedo.
  • Ho paura e mi serve il tuo amore.
  • Voglio capire quanto potere ho nella relazione con un genitore.
  • Voglio capire i miei limiti, i miei confini entro i quali sono al sicuro.
  • Devo capire che i miei genitori non sono fragili.
Perché la maggior parte delle volte i capricci prendono vita a tavola?
Come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, il cibo rappresenta una perfetta metafora dell’universo emotivo del bambino: il cibo é vita, nutrimento, emozione, amore. Ecco che diventa facile associare i propri bisogni, le manifestazioni di disagio e le richieste di aiuto, al momento del pasto. Ma al tempo stesso, anche perché è questo il momento della giornata in cui il bambino ha tutta l’attenzione possibile da parte del genitore.

 

Come gestire i capricci? Ecco qualche suggerimento molto utile!

  • Mostrarci calmi – essere calmi, anzi – aiuta anche il bambino a sentirsi tranquillo.
  • Cerchiamo di riconoscere che cosa vuole comunicare il nostro piccolino con quel
  • Fai sentire tuo figlio compreso, anche se strilla a più non posso senza motivo apparente. L’accoglienza passa attraverso la comprensione.
  • Accettiamo anche il rifiuto del cibo, se non capita sempre. I bambini già da piccolissimi sanno riconoscere la fame e il senso di sazietà.
  • Evitiamo i ricatti emotivi: associare un capriccio a uno stato negativo di un genitore non solo è inutile, ma fa assumere al cibo una valenza sbagliata.
  • Il cibo non è né un premio né una punizione.
  • Evitiamo di mangiare davanti alla TV: concentriamoci sul cibo, niente distrazioni.
  • Ricordiamo che i bambini apprendono per imitazione: diamo sempre il buon esempio.
  • Coinvolgiamo nostro figlio nei preparativi per i pasti.

Ultimo consiglio, un classico di Flyideas: non pensare che stai sbagliando, allontana i sensi di colpa, non essere troppo critica con te stessa. Sei un genitore e fai le cose con amore, non esiste la perfezione, perché genitori si diventa.